venerdì 18 maggio 2018

Quel dolore alle gambe che non passa.






Siete stati veramente in tanti a leggere il mio post sugli allenamenti da ragazzo in passeggiata a Cogoleto. Il post è stato letto da tanti amici del paese dove sono cresciuto e questo mi ha fatto molto piacere. Penso di raccontare altre cose tra qualche tempo perché fa sempre bene ricordare le avventure di quando si era ragazzi spensierati.
Ora di pensieri ce ne sono molti, ognuno ha i suoi e per quanto mi riguarda nella mia corsa, in questo momento il mio pensiero è per questo mal di gambe che non mi passa.
Mi fanno sempre male la parte bassa delle cosce, i muscoli vicino al ginocchio per intendersi,ogni volta che corro si indolenziscono subito e la seduta d'allenamento risulta faticosa soprattutto se la corsa è lenta.
Non so darmi spiegazione perché dal punto di vista fisiologico sto abbastanza bene, la glicemia è controllata e altri dolori non ho.
Le scarpe sono nuove e quindi da questo punto di vista non è un problema. Da quello che posso immaginare, mi viene da pensare al fatto che due mesi fa ho fatto qualche partita a calcio senza allenamento. Può darsi che il carico a cui ho sottoposto quei muscoli è stato importante e non riescano ancora a recuperare, però è passato ormai tanto tempo.
Un'altra spiegazione che mi do riguarda il fatto che sono dimagrito molto e forse ho cambiato leggermente postura facendo lavorare le gambe con angoli diversi e questo ha creato degli scompensi a discapito di quei distretti muscolari.
Mi affido a voi ed alla vostra esperienza, fatemi sapere, non abbiate remore nel commentarmi.
Buon fine settimana di gare ed allenamenti!

sabato 12 maggio 2018

Pionieri del 1980



Passeggiata di levante 1980



                          Ieri stavo guardando delle foto di Cogoleto, il paese in provincia di Genova dove sono cresciuto, e la mia attenzione si è fermata su questa foto che ritrae un tratto della vecchia ferrovia che passava tra il mare e l'Aurelia. Una volta dismessa nei primi anni '70 diventò una sorta di passeggiata per chi abitava nel levante della cittadina e fu asfaltata al centro per permettere un più agevole passaggio. Sul lato destro potete vedere come corre parallelo una sorta di muro ma era in realtà una specie di bunker di contenimento utilizzato durante la seconda guerra mondiale. Nei primi anni '80 fu fatta la passeggiata ed ora di quel periodo resta questa foto ed i ricordi.

I ricordi sono dei tanti allenamenti fatti su quella lingua d'asfalto, di tante sere buie dove ci illuminavano quattro lampioni sparsi sull'Aurelia oppure nelle sere di luna piena quella luce argentata che rifletteva sul mare.

Eravamo ragazzi in cerca di adolescenza, di miti e avevamo sete di imparare, di crescere. I nostri allenatori non ci insegnavano soltanto a correre, ci portavano musicassette da ascoltare, ci facevano guidare i loro motorini, ci portavano a cena a casa loro.

Eravamo un bel gruppo che faceva atletica in un paesino dove lo sport era una grande palestra per crescere, per scappare dalla noia. C'erano già a fine anni '70 parecchie sezioni sportive, raccolte in un centro di formazione fisico e sportivo di emanazione comunale, centro che ancora esiste da ben 45 anni. Ogni sport era pioniere nel suo arrangiarsi nell'attività quotidiana. Il calcio, l'unico a non far parte della polisportiva, aveva il suo centro lontano dal paese e ogni giorno vedevi ragazzi che andavano a piedi lungo la sterrata polverosa per raggiungere il campo. Lo stesso era per il rugby, il campo lo tenevano in ordine loro stessi facendo volontariato.

E poi il basket col grande professor Ermanno che girava il paese con una rete coi palloni dentro, il basket si faceva in palestra e al campo all'aperto di villa nasturzio.
C'erano altri sport e poi c'eravamo noi dell'atletica, noi che non avevamo una pista ed il nostro campo d'allenamento era la passeggiata, due chilometri di asfalto, piastrelle e mattoni di pietra che solcavamo con una continua altalena da levante a ponente.

Noi che lasciavamo i nostri motorini incustoditi sulla passeggiata con appoggiate sopra le nostre tute, i nostri documenti e qualche centinaio di lire avanzate dalla sala giochi.
Avevamo tute comprate al mercato che non lavavamo mai perché ci allenavamo tutti i giorni e la tuta sociale la usavamo soltanto per le gare. Ci scaldavamo tutti insieme e poi noi fondisti prendevamo la strada per la passeggiata mentre i velocisti restavano nel vecchio passaggio della ferrovia sotto le scuole.

Ognuno di noi doveva correre al proprio ritmo e così ci si divideva in altri piccoli gruppetti praticamente da singoli e si partiva per fare i nostri medi, corto veloci e ripetute. Non avevamo cronometri, forse solo uno che gestiva  l'allenatore e noi avevamo i primi orologi a cristalli liquidi trovati nei fustini dei detersivi.

Eravamo pionieri pure noi e sperimentavamo il fartlek, il circuit training, la corsa in spiaggia e gareggiavamo in salita con le 500 e le 127. Conoscevamo ogni metro della passeggiata che dal lerone andava all'arestra, passavamo da uno scalino all'altro tra le uscite dei parcheggi controllando con la coda dell'occhio di non farsi schiacciare da qualche macchina.

Solitamente si partiva dal ponente, dalla sbarra della rotonda dell'arestra, i primi cinquecento metri erano tra il ristorante Gustin e l'alimentari e poi il mille era allo scalino del parcheggio davanti alla casa del popolo. Il 1500 era davanti all'agenzia Dini vicino alla chiesa e poi il duemila era al lampione della villa dei Bianchi, quella della foto.
 Lì si tornava indietro e si continuava, avevamo in testa tutti i passaggi e ci si incrociava ognuno al suo ritmo. A volte dall'Aurelia arrivava lo strillo dell'allenatore che ci seguiva col motorino, chiedeva come andava, ma non era un grido consolatorio, era il richiamo a non sgarrare sul ritmo imposto. Era fatica, ma era tanto divertimento.

La stessa passeggiata oggi


In quei due chilometri, verso il buio delle sette di sera d'inverno, vedevamo la gente che rientrava a casa, zona per zona, caruggio per caruggio. Era bello perché in pochissimi minuti passavamo da un quartiere all'altro, eravamo pionieri pure in questo, nell'esplorare il nostro paese. Il vento era sempre e solo quello: tramontana; soffiava sempre di lato, dalla montagna al mare e noi in mezzo a piegarci a destra o a sinistra a seconda se andavamo o tornavamo da levante.

Il tratto più brutto era quello verso l'arestra perché lì il vento soffiava più forte mentre il più fastidioso era quello tra il bar Checco e Rumaro perché la passeggiata era di piastrelle rosse e si scivolava sempre anche perché erano  umide di mare.

Il tratto più duro era quello della spiaggia delle barche perché era al centro del paese e dovevi aumentare per far vedere agli amici dei bar Angela e Maxian che andavi veramente forte.

Avevamo gambe bianche e gelide, coperte solo da pantaloncini di raso, chi aveva i Lac, chi gli Adidas, mentre le femmine erano sempre in tuta, sempre col dolcevita al collo e sempre malate.

Ci teneva compagnia il rumore del vento dalle montagne e la forte risacca del mare sempre mosso, ci faceva trasalire il boato delle marmitte dei motorini truccati e poi ci si riimmergeva nel nostro mondo di metri su metri da divorare.

A volte passava l'allenatore dei velocisti con la sua vespetta, aveva a tracolla degli ostacolini e impugnava un giavellotto, roba da matti, da pionieri degli stunt man.

La domenica andavamo in giro per la liguria, si vinceva, si perdeva ed il lunedì eravamo sempre lì, su quella lingua d'asfalto a ricominciare a sognare, a scoprire, ad imparare a vivere.

Avevamo anche dei nomi, nomi veri e non di battaglia: Tonino, Giampiero, Mario, Luca, Alessandro, Fabio, Diego, Alfredo,Fabrizio, Marcella, Laura, Claudia,Emanuela e Simona. Noi eravamo i fondisti e poi c'erano tutti gli altri da Giorgio a Carlo, da Marco all'Andreina ad Umberto e Fabrizio e tanti e tanti altri. Eravamo nel 1980 e poi arriveranno tanti altri compagni di allenamento.

Incredibile come una semplice foto possa far riaffiorare così tanti pensieri, è incredibile come in così poche righe non si riesca a raccontare tutto quello che si vorrebbe.
Buona strada amici, custodite gelosamente i vostri ricordi.

mercoledì 9 maggio 2018

E voi come organizzate le vostre gare?

Se vuoi fare il dirigente di una squadra seria come la Running Evolution devi dare l'esempio, quindi devi arrivare all'appuntamento delle 6.30 al casello prima dell'arrivo del ducato orange.

Devi assecondare la route map dell'autiere Giuseppe e devi farti carico del montaggio del gazebo alle 7 del mattina in una piazza ancora piena di macchine nonostante il divieto di sosta.
Devi avere una buona parola per tutti gli orange che arrivano alla spicciolata, devi farti un giro di promozione col Presidente Fausto presso tutti gli altri gazebo per la nostra Corricolonna del 30 settembre.

Devi avere l'occhio critico nel valutare l'organizzazione della gara in cui ti trovi e trovare spunti per la gara che organizzi tu. Infine devi correre testando i percorsi e valutando se le aspettative si avvicinino alla realtà, cioè se il "pianeggiante" del volantino non sia in realtà una "forte salita" e se il "ricco pacco gara" non si riduca alla "solita maglietta lavavetri".



E così ho fatto domenica scorsa alla Corri Bravetta, la mia prima volta ad una gara molto partecipata ma che soffre un po' della logistica della zona partenza. Il percorso è bello soprattutto nella parte all'interno di Villa Pamphili mentre perde nel finale quando ci si imbottiglia in una piccola striscia d'asfalto tra marciapiede e transenne. Ricchissimo il buffet di fine gara ma io non ne approfitto mai, non so spiegarmi come ci si possa abbuffare appena finita una gara con i battiti ancora sopra i 120.

Ho vissuto a Boccea per qualche anno e la zona mi è rimasta nel cuore, sono tornato indietro di 25 anni e alle mie corse dentro Villa DORIA Pamphili, un bellissimo polmone verde che permette agli amici ramarri della squadra che prende il nome della villa a fare tesserati su tesserati. Complimenti a loro per la passione e la location naturale.

A fine gara col Pres Fausto commentavano con dirigenti di un grande team romano del fatto che alle otto del mattino tutta la zona partenza era da preparare e della parte finale del percorso. Ragionavamo sugli elementi che fanno la differenza qualitativa tra le varie gare e come, a volte, il dare un'elevata qualità non corrisponda a numeri maggiori di partecipazione. 

Da qui la domanda che ci si pone se ne vale la pena di fare grandi sforzi organizzativi per poi avere dei riscontri nei numeri di pari livello.
La risposta è che comunque ne vale sempre la pena sia per avere maggiore sicurezza per i partecipanti e sia per soddisfazione personale.






Per quanto riguarda la mia prestazione sono contento, ho fatto i primi 7 km sotto ai 5 al km e poi le salite finali mi hanno colto impreparato.
Conto di scendere presto sotto i 50' nei 10 km ma ora sono imbottito di antibiotici per l'estrazione di un dente e devo riposare un po'.
Buona strada a tutti e mi raccomando, occhio ad attraversare!

giovedì 3 maggio 2018

Le Ville di Frascati sono tutte in salita.





Ciao a tutti, non scrivo da qualche giorno perché non voglio cadere nel banale raccontando i singoli allenamenti, i singoli passi di corsa che non hanno niente di straordinario per essere trascritti.
In questi giorni ho fatto pochi allenamenti perché ho preferito recuperare le quattro gare di seguito e poi la gara del 25 aprile a Frascati era veramente dura per la mia preparazione del momento. E' praticamente quasi tutta in salita e attraversa le splendide ville di Frascati, uno spettacolo di fontane, di sculture e ville oltre che giardini e siepi che ti fa tornare indietro nel tempo.
Nei salitoni ripidi ho camminato volontariamente, anche perché non potevo fare diversamente, ed ho sempre cercato di riprendere il passo dopo la salita. In definitiva la gara è stato un bell'allenamento per rinforzare le gambe e per stare insieme a tanti amici orange.
A proposito di amici orange, sabato abbiamo fatto una riunione operativa in sede della Running Evolution per iniziare a parlare della nostra gara di settembre, la Corricolonna che si correrà l'ultima domenica di settembre.
L'anno scorso furono quasi 1500 arrivati e quest'anno abbiamo buone intenzioni di superare questo magnifico traguardo.
Abbiamo , quindi, tirato giù un bel po' di idee per migliorare ulteriormente la parte logistica della gara ed introdurre delle novità che speriamo vengano apprezzate. 
Domenica ho provato a cimentarmi nel giro di Marino, percorso abbastanza impegnativo per noi di Frascati di circa 14 km ma l'ho dovuto accorciare per le troppe salite con cui ancora non ho molta confidenza. Ma ormai parto dall'idea che ogni volta che esco di casa per correre ho già vinto e quindi ho portato a casa la mia oretta molto produttiva.
Oggi invece mi sono cimentato su 3 volte gli 800 fatti con la mia metodica a cui devo ancora dare un nome. Ho fatto praticamente due 300 con 200 metri di recupero, un totale quindi di 800 metri e poi il recupero. Correvo bene a parte la gola un poco infiammata ed alla fine mi sono concesso un 500 in 2'. Insomma, si corre e ci si diverte. Ci vediamo domenica su strada, questa volta si corre nella zona di Bravetta a Roma, si attraversa villa DORIA pamphili e si respira aria di quando vivevo a Boccea nei primi anni '90.
Buona strada a tutti.



martedì 24 aprile 2018

Studia ragazzo studia.





Questa volta mi giro ed Oscar non c'è nel raggio del mio sprint finale, è rimasto indietro a duettare con Franco e ci lascerà il ginocchio su questo tartan che lo vede perdente per due volte in sette giorni. Spero che non sia nulla di grave e che con un po' di riposo il ragazzo recuperi l'infortunio e torni in pista, no in pista è meglio di no, diciamo su strada che è meglio.
La passata domenica la carovana orange con altri 500 atleti si è spostata alla Cecchignola, nella città militare, per un 10000 dentro alle varie caserme che compongono questa vera e propria cittadina dentro Roma. Ho corso parecchi chilometri al fianco del Presidente Fausto e verso la fine l'ho lasciato allungare, anche perchè se si fosse trovato a tiro all'arrivo lo avrei battuto nello sprint.

Mentre correvamo si guardava attorno e ricercava nella memoria la caserma dove ha fatto il militare nell'82 e si è commosso quando l'ha trovata.
Lo stesso è successo a me perchè in quelle caserme mio padre nei primi anni '50 faceva il sergente maggiore e l'istruttore automobilistico. Mi raccontava sempre di quegli anni per lui meravigliosi a Roma, di tutti i più belli angoli della città ed il mio grande rimpianto è quello di non averlo fatto tornare in questi posti quando mi sono trasferito a Roma. Mi sono commosso nel pensarlo mentre girava coi camion in quelle strade, in chissà quale campata dormiva, in chissà quale angolo scriveva lettere per mia madre.
Mio padre che mi diceva sempre:"Studia ragazzo, studia". Ed io gli ho dato retta finchè ho potuto e dopo ho ceduto il passo al lavoro ma mi sono sempre lasciato la curiosità di imparare qualcosa. 

Anche nello sport, in questo eterno amore con la corsa ho anche cercato di saperne sempre di più, in tutti i campi; dalle metodiche d'allenamento, alla fisiologia, al management e all'organizzazione di una società ed eventi.
E così il giorno prima, sempre col mitico Oscar, ho partecipato alla Scuola dello Sport del Coni ad un seminario sulla finanziaria 2018 e sul Registro del Coni. Nei viali del Centro "Giulio Onesti" dell'Acquacetosa ho respirato aria di sport, di olimpiadi, di grandi campioni.







Questo Seminario è il seguito di un Corso per Dirigenti Sportivi a cui abbiamo partecipato sempre io ed Oscar a Novembre. Un'interessante panoramica di otto lezioni sul mondo del Dirigente sportivo con l'approfondimento su tematiche che andavano dalla tutela sanitaria agli impianti sportivi e altro.
Insomma, il ragazzo continua a studiare e magari un giorno si farà apprezzare, chissà.


PS: La gara è andata bene, ho chiuso i 10 chilometri sotto i 51 minuti come volevo. I dolori ai quadricipiti stanno sparendo ed ho corso sempre in spinta.
Domani ci vdiamo alle Ville di Frascati, spero in tanti, per apprezzare la città dove vivo ed i suoi meravigliosi e panoramici percorsi tra Ville settecentesche.
Buona strada a tutti.

venerdì 20 aprile 2018

Ripetuta juvant







E' passato ormai un mese da quando ho ricominciato a correre con una certa continuità, da quando ho vinto la stanchezza per la glicemia alta ed ho ricominciato con quei 3 chilometri di sofferenza che ti riportano nel mondo dei runner.
Ogni volta ricominciare è sempre dura, i dolori iniziali il più delle volte ti fanno desistere dal continuare e vorresti pure ricorrere già con tempi del passato che al momento non ti puoi più permettere.
In questa ennesima ripartenza ho utilizzato dei mezzi diversi per evitare il meno possibile questi ostacoli. Son tornato a giocare a calcetto per qualche partita in modo da far lavorare subito i muscoli e riacquistare un minimo di brillantezza per stare sulle gambe. E poi il calcio lascia tanti dolori alle gambe, soprattutto se non sei allenato, che poi, quando corri, ti senti quasi sollevato dalla differenza di fatica.
Ho sempre seguito con interesse le metodiche di Orlando Pizzolato ed ho ripreso un suo allenamento svolto con variazioni semplici sui 100 metri con recupero sulla stessa distanza. Non avendo grande tenuta, pur riuscendo in sole 2 settimane a correre bene 10 chilometri, ho studiato un metodo che ho chiamato "ripetuta nella ripetuta".
Ho cercato, cioè, di frazionare l'allenamento in ripetute sui 1000 con al loro interno delle altre variazioni. In pratica ho corso, ad esempio, 3 volte i 1000 con 2'30 di recupero con al loro interno 5 volte 100 metri veloci e 5 volte 100 metri più lenti. Dividendoli in questo modo ho potuto migliorare sia la potenza aerobica coi 1000, che la forza e la velocità con i 100 metri veloci.
Ho fatto altrettanto coi 1000 suddivisi in 200 metri, quindi all'interno dei 1000 ho svolto 3 volte i 200 in allungo e 2 volte i 200 in recupero.
In poco tempo ho svolto i 1000 divisi in 100 metri a 4'35 circa, mentre coi 200 sono salito intorno ai 4'40.
Ho fatto pure dei 1000 alternando i due sistemi e cioè un 1000 coi 100 ed uno coi 200.
Non l'ho ancora fatto ma vorrei fare anche dei 1000 divisi in 400 svelto, 200 di recupero e poi altro 400 svelto.
Ho trovato grande giovamento da questa metodica e in settimana mi sono cimentato sui 1000 veri e propri ed ho avuto la grande soddisfazione di correrli tra i 4'29 del primo al 4'15 del quarto ed ultimo.
Ogni primo 500 è stato fatto in 2'10, segno che il ritmo di 4'20 è quello giusto per la preparazione del momento.
Per sfizio un giorno ho corso pure un 500 in 1'45 e vediamo col tempo quanto margine ho ancora di miglioramento.
Racconto queste cose perché quando ci si rimette in strada si riaprono tutti quei meccanismi del runner che passa le ore di corsa ripensando e sognando tutto il possibile, dal vincere le olimpiadi a scalare le montagne.
La mia compagna Roberta mi prende in giro perché gli snocciolo tutti questi tempi e ritmi ma questa depravazione viene da lontano, da quando negli anni '80 ci allenavamo con un semplice cronometro senza intertempo e dovevamo tenere tutto a mente e calcolare ad ogni frazione di chilometro se la media era giusta o meno. Sono cresciuto facendo operazioni coi sessagesimali e lavorando in Rai con l'orologio ed il segnale orario mi sono sempre trovato bene a fare i conti al volo per far partire le pubblicità o altre cose.

Alla Maratona di Roma ho incontrato Orlando e abbiamo parlato di questo metodo di ripetute e mi ha consigliato di provare a fare anche degli scatti sui 50 metri in apnea per far sfruttare meglio l'ossigeno da parte dei polmoni. La tecnica prevede che l'allungo venga fatto in assenza di ossigeno e quindi prima di partire occorre far fuoriuscire tutto il fiato e partire in apnea senza ossigeno in corpo. Devo dire che all'inizio gira la testa ma poi si riesce a correre bene i 50 metri.
Mi pare che la mia respirazione stia funzionando meglio. vi aggiornerò più in là.

E domenica si torna a fare una garetta sui 10 km alla Cecchignola, ci vediamo lì e buona strada a tutti.

martedì 17 aprile 2018

Appia run - the final countdown






Le teste ondeggiano davanti a me mentre ci incamminiamo come seconda onda verso la partenza. Vedi le persone che fluttuano da destra verso sinistra e da sinistra verso destra, di solito ci si commuove all'arrivo della gara ma io lo faccio ora in questa partenza dell'Appia Run, ora che affronto i suoi impervi 13 km dopo qualche anno.
La musica è sparata dagli altoparlanti e ci fa tornare indietro di 30 anni quando gli Europe ci strillavano che era arrivato l'ultimo conto alla rovescia, quello verso l'ignoto e, forse, senza ritorno.
Le canotte colorate avanzano ed io mi chiedo il perché di questo conto alla rovescia finale. mica sarà l'ultima gara che faccio , mica sarà che mi sento male in gara anche perché mi sono attardato sotto al gazebo a mangiare due biscotti integrali ed ora mi ritrovo qui tra le teste ondeggianti senza orange attorno.




E dire che la mattinata era partita presto, col ducato orange giù dalle colline dei castelli romani, in allegria con l'autiere Giuseppe, Fausto, Oscar e poi Tonino e Massimiliano con Pierino , ero tornato dopo anni a far parte del gruppo dei monta e smonta gazebo. quelli che si caricano tutto e gli altri passano, corrono e ringraziano:"Ciao, grazie ed alla prossima".
It's the final countdown ci saluta sulla riga di partenza ed un fiume colorato si snoda verso l'Appia antica, cambia terreno più volte e le mie gambe patiscono, le cosce sono dure e non trovo mai il ritmo giusto; avranno ragione gli Europe a dire che questo viaggio su Venere è definitivo e non ci sarà il ritorno?

Ma nonostante i dolori corro bene, il fiato c'è e la voglia pure. Quando entriamo nel parco della Caffarella le gambe si sollevano, l'impatto più morbido col terreno allevia un poco il dolore e si iniziano ad intravedere delle canotte orange.




Al decimo chilometro finalmente acchiappo Oscar e gli dico di allungare ora sennò se arriviamo in pista assieme è un uomo fritto. Ma le gambe tornano dure e devo camminare due volte per venti metri in salita per farle respirare. Quella musica mi è rimasta nelle orecchie ed ormai mi risuona come un presagio che si sta avverando, ormai ho anche un sospetto e c'è un ulteriore prova da fare per scoprire l'arcano.

Arriviamo in pista col giudamento di arrivare insieme ma il buon Oscar parte ai 150 metri con non si sa quale sconsiderata scusa, io lo guardo sfilare via e penso che è ora di capire se il problema alle gambe di oggi è quello che penso.



 Mi devo impegnare per recuperare lo svantaggio ed imbucare il rettilineo finale lasciando di stucco il malcapitato che non aveva ascoltato il consiglio datogli al decimo chilometro. Bella sfida con Oscar, si scherza in spirito orange ma io ho una risposta seria da darmi.

Correndo lo sprint finale le gambe non mi fanno male, i muscoli laterali delle cosce lavorano di meno, si spinge di più con piedi e polpacci. Ecco la prova, inconfutabile, le scarpe sono arrivate, ormai scariche mi hanno abbandonato già dal primo chilometro ed ecco il misterioso final countdown: era per le scarpe e non per me.

Ritorno alle sempre amate Nike Pegasus e si ricomincia con 13 km in più nelle gambe, uno sprint vinto ed ancora più voglia addosso.